I matrimoni più strani del mondo

 

Quella del matrimonio è una tappa fondamentale nella vita di due persone, che attraverso questo speciale vincolo coronano il loro sogno d’amore.

Il matrimonio prevede grandi preparativi  dove vanno prese in considerazione diverse cose come: la Chiesa dove celebrare il matrimonio,  la location per il pranzo e soprattutto quello che riguarda le donne, cioè l’abito da sposa a Roma come quelli che vendono da The Woman in White, esperti del settore.

Tipi di matrimoni speciali

Non tutti scelgono di celebrare il classico matrimonio, sono diversi infatti i modi di festeggiare il matrimonio e alcune persone scelgono tipi di nozze fuori dalle righe.

Matrimoni sott’acqua

Sono molte le coppie che scelgono di celebrare un particolare matrimonio sott’acqua, anche se solitamente chi sceglie questo particolare sono dei subacquei professionisti, visto che ci sono notevoli pericoli.

Il matrimonio sott’acqua  regala delle grandi emozioni  e uno spettacolare scenario  agli sposi, che possono ammirare il fascino del fondale marino e giurarsi amore eterno.

Matrimonio a Las Vegas

Il classico matrimonio Americano che abbiamo più volte visto al cinema, quello d’impeto che  viene celebrato nella città americana di Las Vegas.

A Las Vegas si possono celebrare i matrimoni nelle tante cappelle della città e presenti all’interno dei casino ed inoltre abbiamo la particolare cerimonia del “drive thru” dove il matrimonio viene celebrato all’interno della macchina per poi partire subito verso il viaggio di nozze.

Il particolare del matrimonio a Las Vegas, che può essere anche annullato visto che molte volte si assiste a matrimonio d’impeto.

Matrimonio in bike

Per gli amanti della bicicletta c’è anche la possibilità di potersi sposare sulle loro biciclette, mentre passeggiano per strada.

La particolarità del matrimonio in bicicletta è che anche gli invitati sono costretti  a pedalare,quindi se siete invitati a questo tipo di matrimonio cercate di arrivare allenati.

Matrimonio nel centro commerciale

Una pratica degli Stati Uniti e del Canada  è quella di fare dei matrimoni all’interno dei grandi centri commerciali.

Sono molte le persone che scelgono di  celebrare il loro matrimonio all’interno delle grandi hall del centro commerciale, scegliendo un matrimonio di puro stampo consumista.

Per quello che riguarda il nostro paese ancora non ci sono notizie di matrimoni all’interno dei grandi centri commerciali.

Matrimoni  a tema fumetti

Per gli amanti dei fumetti quello del matrimonio a tema è un vero e proprio rito, che solitamente viene tenuto all’interno del Comicon, la più grande fiera di fumetti e videogiochi del mondo.

Tra i matrimoni a tema fumetti quelli che vanno per la maggiore vedono come tema Batman, con lo sposo vestito da uomo pipistrello, vanno molto di moda anche Star Wars e Star Trek.

 

Champagne: quale scegliere?

Chi non conosce lo Champagne? Si tratta di uno dei vini, per la precisione un vino spumante, tra i più famosi del mondo, molto spesso associato al lusso e alle occasioni importanti per l’elevato costo che deriva dal complesso processo di produzione ma anche per il suo gusto unico.

Molti non sanno che, nonostante lo Champagne sia un prodotto a marchio, quindi un prodotto protetto dalla Denominazione di Origine Controllata, ne esistono diverse qualità e una delle più famose e lussuose al mondo è lo Champagne Armand de Brignac, che viene prodotto ogni anno seguendo precise e severissime regole in modo completamente artigianale da una famiglia francese.

Per le occasioni importanti non esiste un prodotto migliore di questo, per la sua qualità.

Come viene prodotto lo champagne Armand de Btignac

La particolarità di questo vino sta sicuramente nel suo processo produttivo. L’uva viene valutata in base alla sua maturazione e la vendemmia deve essere necessariamente effettuata manualmente, così che gli operatori abbiano modo di controllare il grado di maturazione dell’uva: l’utilizzo di macchine vendemmiatrici è vietato, così come tutti i grappoli che non sono integri vengono eliminati prima della pigiatura dell’uva, che avviene in condizioni strettamente controllate. Il contatto tra il liquido di spremitura e le bucce, più o meno prolungato, darà origine ad un vino dal colore bianco (contatto breve) oppure rosato (se il contatto è prolungato).

A questo punto seguono due fermentazioni: la prima è quella classica, alcoolica, tipica di tutti i vini mentre la seconda è quella particolare che permette la produzione di anidride carbonica e quindi del caratteristico perlage. Questa fermentazione è dovuta ad alcune tipologie di lieviti di proprietà della famiglia di produzione, ed è per questo che il perlage dello champagne Armand de Brignac non può essere replicato da nessuno. La maturazione avviene a trenta metri di profondità, nelle cantine del castello di proprietà, e costituisce una parte fondamentale alla maturazione il movimento che viene impresso alle bottiglie dagli operatori, che non deve mai variare per garantire la qualità del prodotto finale.

Champagne Armand de Brignac

Ad essere particolare, poi, per lo Champagne Armand de Brignac, non è solamente il contenuto della bottiglia, ma anche la bottiglia stessa: infatti le bottiglie di questo champagne non sono mai lucide, ma leggermente opache. Questo perché, prima che lo spumante venga venduto, le bottiglie vengono fatte passare da un bagno in oro, che può essere anche oro rosa o argento per bottiglie che contengono champagne di colore diverso.

Le etichette, realizzate in peltro, sono applicate manualmente, e il fatto che il processo di produzione della bottiglia sia fatto completamente a mano fa in modo che nessuna bottiglia sia mai perfettamente uguale all’altra, e spesso le imperfezioni sono oggetto di collezionismo. Completa la vendita anche la custodia dentro la quale il vino viene consegnato, finemente intagliata e che aumenta ancora di più il lusso di ciò che stiamo per bere, oltre a valorizzarlo al massimo.

Vendita Champagne Armand de Brignac su Tannico

Nel caso abbiate intenzione di acquistarlo per un’occasione importante, è una delle offerte al momento più convenienti su questo prodotto: sono a disposizione diverse qualità di Armand de Brignac, che si possono acquistare fino all’esaurimento delle scorte su Tannico.it, per cui se siete interessati dovreste acquistare a prezzo scontato il prima possibile.

 

Pinko: una collezione all’insegna del retrò

 

La collezione autunno inverno 2016-17 targata Pinko, di cui l’attrice americana Kate Bosworth sarà la nuova brand ambassador, si caratterizza per le numerose proposte dal sapore retrò. I riferimenti alla moda dei decenni settanta, ottanta e novanta, infatti, sono molti, ma, naturalmente, essi sono stati reinterpretati dai designer Pinko in chiave moderna e glamour. Non mancano poi i contrasti cromatici e l’utilizzo sapiente di una vasta gamma di tessuti. Scopriamo nel dettaglio quali sono i capi più iconici e fashion della collezione.

La collezione messa a punto da Pinko per l’autunno inverno 2016-17 si contraddistingue per i capi esclusivi che ben si adattano a utilizzatrici grintose e in grado di aprirsi sempre a nuovi stili. Essa, infatti, strizzando l’occhio al passato, ma sempre attenta alle ultime tendenze, ha proposto capi dalle forme fluide e cangianti, abbinate a nuance e fantasie dal gusto minimal ed essenziale. Si tratta, in altri termini, di una sorta di miscela ben riuscita tra lo stile rock-chic, le suggestioni dandy e la moda street.

Gli Abiti Pinko della collezione autunno inverno 2016-17

Gli abiti Pinko possono essere utilizzati per qualsiasi occasione: sarà sufficiente variare gli accessori per ottenere uno stile totalmente diverso. Basti pensare a quanto possa mutare un classico tubino nero se indossato con le scarpe décolletés con tacco, con un paio di stivali o con le ballerine. Tra le proposte più interessanti della collezione segnaliamo il dress in pizzo rebrodé con fasce bicolori sui fianchi: un vero e proprio must have dello stile sporty-chic. Molto belli e glamour anche gli abiti lunghi; si pensi, ad esempio, all’abito nero con le spalline di catene in argento, che può essere utilizzato sia come vestito da cerimonia che per una serata speciale con il partner. Molto pop e assai romantici, invece, i dress monospalla impreziositi con le paillettes, gli abiti lunghi fino al ginocchio e realizzati in macramè tecnico e i più romantici modelli svasati con arricciature e colletti in perfetto stile bon ton.

Le gonne della collezione autunno inverno 2016-17

La gonna svasata Pinko, sia mini che al ginocchio, consente di realizzare outfit romantici e ultra-chic. Trattandosi di un must have di stagione è stata realizzata in vari modelli: appena ondulata o pieghettata, in tweed o in pelle, mono-tinta o con fantasie essential. Essa può essere indossata sia con una scarpa décolleté che con le comode sneaker: ovviamente dipende dall’occasione! Da non perdere poi le sensuali ed eleganti longuette in tessuto stretch e con spacco.

I pantaloni della collezione autunno inverno 2016-17

Per quanto riguarda i pantaloni, invece, troviamo un vasto assortimento di modelli: quelli a zampa ispirati ai mitici seventies e impreziositi da dettagli esclusivi ed eleganti (come, ad esempio, i bottoni dorati); i più moderni skinny che esaltano le forme e che rendono sensuale e raffinato anche il look più casual; i classici pantapalazzo, che sono ritornati di gran moda e che stanno bene praticamente con tutto.

 

Cos’è il paddle o padel tennis

Il paddle tennis – spesso chiamato padel pur indicando una variante leggermente diversa – è una disciplina sportiva che si pratica con una racchetta di ridotte dimensioni, in inglese paddle racquet, ed una pallina da tennis regolamentare su campi di dimensioni ridotte. La differenza con il padel tennis consiste in alcune regole e nel campo circondato da pareti trasparenti che costituiscono anch’esse il terreno di gioco. Il paddle tennis nasce nel 1898 per ideazione dello statunitense Frank Beal, mentre la sua variante moderna, il padel viene sviluppato e messo a punto nel 1969 dal messicano Enrique Corcuera. Lo sport è praticato soprattutto in Sud America dove l’Argentina è il paese che conta il maggior numero di campi (35.000) e praticanti (4.500.000).

Il padel tennis in Italia

In Italia, il padel fu presentato per la prima volta nel 1991 a Bologna, durante la manifestazione dello Sport Show, ma la sua diffusione è stata un po’ discontinua fino al boom degli ultimi anni. Questa specialità sportiva è particolarmente diffusa a Roma per via della sua somiglianza al tennis – sport da sempre molto popolare nella capitale – e per la sua economicità. Solo a Roma si contano 100 campi da padel, tra cui quelli molto ben attrezzati dello Sporting Club Parco De Medici. Già nel 1991, nacque in Italia la Federazione Italiana Gioco Paddle / Padel (F.I.G.P.) in accordo con i regolamenti del C.O.N.I. (Comitato olimpico Nazionale Italiano). Sebbene la Federazione Italiana, chiami lo sport Paddle, le regole di riferimento sono quelle del padel, vale a dire la variante messicana che si gioca con racchette a piatto pieno con forellini (racchetta non incordata) e la palla è molto più soffice di quella del tennis. La dimensione del campo è meno della metà di un campo da tennis (20 m di lunghezza per 10 m di larghezza),  muri che delimitano il campo sono alti 3 metri e fanno parte dell’area di gioco e quindi se la palla rimbalza sui muri può essere respinta con la racchetta. Quest’ultima regola assimila il padel tennis al Court paume o real tennis o court tennis che dir si voglia. Il punteggio è lo stesso del tennis.

Le regole del padel tennis

Il Padel è un gioco divertente che può essere praticato da tutti senza distinzione di età, sesso, preparazione tecnica e fisica e, inoltre, richiede una spesa minima rendendolo accessibile a chiunque. Le regole di base sono le stesse del tennis, con alcune varianti:

  • La racchetta è una sorta di “pagaia” solida e forata per essere più leggera, della lunghezza di 45,50 cm;

  • Le palle, secondo la consistenza e le dimensioni approvate dalla FIGP, sono le stesse del tennis o leggermente più morbide;

  • Le due metà campo sono divise da una rete;

  • Il giocatore che serve è in posizione diagonalmente opposta all’area di battuta dell’avversario e deve far rimbalzare la palla sul pavimento prima di colpirla;

  • La palla non può toccare al volo le pareti del campo avversario, la maglia metallica, né può rimbalzare due volte sul pavimento;

  • I giocatori possono respingerla di “volèe” e hanno anche la possibilità di colpire le pareti del proprio campo e far sì che questa dopo passi sopra la rete verso il campo avversario.

Nel Padel, il punto si effettua quando la palla va a toccare al volo le pareti del campo avversario, la maglia metallica e rimbalza due volte sul pavimento oppure quando, spinta da un giocatore, rimbalzi correttamente sul campo avversario e poi, oltrepassati i limiti del campo, colpisca qualche elemento o oggetto estraneo o rimbalzi due volte sul campo avversario.

La storia del padel

Nel 1969 il un ricco messicano, Enrique Corcuera, volendo costruire un campo di paddle tennis in casa sua commise uno sbaglio di misurazione: essendoci dei muri proprio a ridosso dello spazio disponibile per tracciare il campo, concepì l’idea di considerare i muri come parte integrante del campo di gioco stesso. Corcuera poi regolamentò il nuovo gioco e lo chiamò padel tennis. Successivamente, Corcuera invitò a giocare a casa sua un amico spagnolo, il nobile Alfonso Hohenloe, il quale rimase entusiasmato dal gioco, a tal punto che al suo rientro a  Marbella (nel 1974), fece costruire un campo nel suo circolo sportivo: il Marbella Club, frequentato soprattutto da latino americani e argentini i quali furono i primi a diffondere in patria il gioco del padel. Oggi, gli argentini sono campioni del mondo nella disciplina e contano numerose strutture pubbliche dove praticare questo divertente sport.

 

A cosa serve la partita iva comunitaria

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Oggi la partita iva comunitaria ha assunto un’importanza primaria. Si spiega facilmente il motivo: in un momento come questo di grave crisi economica, l’internazionalizzazione è ormai diventata elemento strategico per le imprese e i professionisti italiani. In altre parole, visto che il mercato e l’economia italiani sono praticamente in stand-by, si preferisce realizzare degli scambi economici con l’estero, che consentano alle imprese nazionali di sopravvivere. Proprio per poter internazionalizzare, un’impresa o anche un libero professionista hanno bisogno delle partite iva comunitarie, in modo tale da poter realizzare degli scambi efficaci con l’estero e in particolar modo con l’Unione Europea.

Il Patto di Stabilità con l’Europa ha aggiunto delle modifiche alla legislazione comunitaria vigente in materia di scambi commerciali tra paesi europei. Quindi, per gli operatori che volessero commercializzare con l’estero, è bene sapere bene come muoversi e quali sono le regole attuali prescritte dalla normativa vigente.

Si comincia col dire che chiunque, professionista o azienda, voglia realizzare uno scambio commerciale con un altro paese europeo, in possesso di una partita iva, deve estendere la propria p.i. a quella comunitaria. Questo obbligo è stato introdotto proprio dall’Unione Europea per evitare i pericoli derivanti da un commercio sregolato e senza controlli. Dunque, chiunque voglia fare il grande passo chiamato internazionalizzazione deve per legge comunicare formalmente la volontà di fare scambi commerciali con l’estero e aprire una partita iva comunitaria. Per chi sia già in possesso di una partita iva, quello che cambia è che si viene iscritti nel cosiddetto Vies, cioè quell’archivio in cui vengono rubricati i professionisti e le imprese in diritto di operare all’estero e con l’estero.

Chiaramente ci sono delle prescrizioni differenti a seconda che si tratti di un libero professionista, di una ditta, di un’impresa individuale. Ci sono iscrizioni diverse nel Vies e si devono compilare moduli e domande differenti. Sarà meglio informarsi nel dettaglio prima di avventurarsi nella fumosa burocrazia italiana.

Nel caso invece si tratti di professionisti o imprese già in possesso di una partita iva che deve “trasformarsi” in comunitaria, c’è come punto di riferimento l’agenzia delle Entrate, a cui ci si può rivolgere seguendo un iter sicuramente più semplice e immediato. Una volta che si viene iscritti nell’archivio preposto, ci si espone a eventuali controlli da parte dell’agenzia delle Entrate.

Dal Vies si può anche essere esclusi, nel caso in cui per un anno consecutivo non si relazioni in merito alle proprie operazioni di scambio con l’estero. L’esclusione avviene in maniera automatica, perché si ritiene che qualora non si siano effettuati scambi per dodici mesi in modo consecutivo, non si abbia più l’interesse a commercializzare con l’estero.

 

Amianto a Roma: quali le zone e le strutture più esposte

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Molto comune in natura, l’amianto (definito anche asbesto) è un minerale che, per le sue caratteristiche, è stato utilizzato ampiamente fino agli anni ’80 sia per il rivestimento di edifici e mezzi, quali navi, aerei e treni, e sia per la realizzazione (sotto forma di composto, noto anche come Eternit) di tegole, vernici e pavimentazioni, oltre che usato per tanti altri materiali. In seguito, la scoperta che le sue polveri sono nocive per la salute umana ne ha portato al bando in diversi Paesi europei, Italia compresa. Nonostante siano passati diversi anni dal divieto di utilizzo nel nostro Paese, tante sono le città e le strutture dove è ancora presente, tra cui la Capitale. Di conseguenza, esso è divenuto uno dei problemi più urgenti e importanti da risolvere per la sicurezza sul lavoro a Roma e in tante altre località italiane. Nella Capitale in particolare, sono diverse le aree e le strutture, anche pubbliche, che presentano o hanno presentato evidenti tracce di questo minerale e delle sue micidiali polveri.

 

Un esempio eclatante è stato il Velodromo dell’Eur, costruito in occasione delle Olimpiadi del 1960, che è stato demolito nel 2008. Questa operazione ha permesso di scoprire la presenza di amianto, rimasto tuttavia nei resti dell’impianto presenti nell’area. Un’altra struttura dove è possibile rinvenire questo pericoloso minerale è l’aeroporto di Fiumicino, a causa della dispersione delle polveri avvenute nei decenni scorsi per colpa di vecchi aerei, in cui si utilizzava ancora l’amianto. A rischio sono stati anche alcuni studi della Rai, tra cui quelli di via Mazzini e del Centro Nomentano, dove nei sottotetti si trovavano tracce di questa sostanza nociva. Nel quartiere Bravetta, invece, queste sono state trovate anche all’interno della caserma della Guardia di Finanza, luogo in cui hanno lavorato per anni centinaia di finanzieri.

 

Purtroppo questo materiale nocivo è stato abbandonato anche in alcuni parchi della Capitale, utilizzati in passato come discariche anche di sostanze tossiche, come ad esempio la riserva naturale della Marcigliana oppure il parco di Centocelle. Tuttavia, i problemi maggiori risultano nelle centinaia di abitazioni cittadine, in cui si trovano vecchi muri, condutture e tetti realizzati nei decenni passati, quando ancora non si conosceva la pericolosità dell’amianto e delle sue particelle. Un piano per l’individuazione e bonifica delle strutture a rischio esiste ed è il Piano Nazionale Amianto ideato dal governo Monti, tuttavia non è ancora attuabile a causa della mancanza di copertura finanziaria al progetto. In attesa dei fondi necessari e della sua attuazione, ogni anno in Italia si contano migliaia di morti dovuti alle patologie direttamente o indirettamente collegate all’amianto ed alle sue polveri, che vengono respirate.

  

 

Prepararsi ai concorsi militari con tutor, adesso puoi

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Il 2017 si preannuncia come l’anno dei concorsi, infatti secondo quanto annunciato oltre le normali selezioni militari (VF1, VFP4 ecc…) potrebbero esserci delle importanti novità riguardanti la polizia e l’arma dei carabinieri.

Chi ha avuto modo di presentarsi alle varie selezioni militari sa già che si ha bisogno di una preparazione non indifferente, ma questa in cosa consiste? Nel caso in cui ci si presenta alla firma breve, quindi VFP1,  la selezione toccherà solo la certificazione dello stato di salute e la prestanza fisica. Le richieste cominciano ad essere maggiori dal VFP4 in poi e per i vari concorsi militari di grado superiore o riguardanti altre armi come polizia, carabinieri e finanza.

Questo tipo di concorsi infatti si dividono in diverse parti ovvero: test attitudinale, tema, prove fisiche e visita medica. I ragazzi molto spesso decidono di prepararsi a questo tipo di concorsi in completa e totale autonomia dato che sul sito internet dell’arma scelta un paio di mesi prima del concorso vengono pubblicate le probabili domande che si possono trovare il giorno della selezione, nel frattempo magari in una palestra qualsiasi cercano di fare in modo di aumentare le loro prestazioni fisiche. Ma nel caso in cui tutto questo non dovesse bastare? Le selezioni militari infatti stanno diventando sempre più rigide e gli aspiranti militari sono sempre alla ricerca del modo migliore per potersi preparare a 360 gradi e non farsi cogliere così impreparati. Per tutta questa serie di motivi infatti sono nate delle vere e proprie scuole di preparazione a concorsi militari.

Ma in cosa consistono queste nel dettaglio? In questo tipo di scuole infatti troverete dei tutor che vi aiuteranno durante il vostro percorso formativo, sia a livello fisico che pratico. Infatti in questi casi è importante scriversi a questi corsi nei giusti tempi in modo tale da permettere ai tutor di potervi seguire nel modo giusto. La prima parte dei corsi solitamente è concentrata solo un aspetto teorico e attitudinale, la quale solitamente dura dai due ai tre mesi, dopodiché si passa invece a quello pratico che invece deve avere la durata minima di tre mesi. All’interno di questi corsi però la preparazione scinde da concorso a concorso, a seconda quindi di quelle che saranno le richieste dell’arma in questione, se ad esempio il concorso in questione prevede una prova x rispetto che a quella y i tutor provvederanno subito a cambiare il vostro piano di formazione all’istante.

 

Uso corretto e uso scorretto dei deumidificatori in casa

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Il deumidificatore non è altro che un macchinario che assorbe l’umidità sui muri e pareti di casa e sulle strutture che ne vengono affette, e grazie a questo, l’ambiente per un certo periodo non dovrebbe subire la comparsa di muffe derivante da umidità di risalita, intonaco sgretolato e altri fenomeni legati all’umidità.
Questo macchinario va a corrente ed ha un funzionamento che per certi versi assomiglia a quello del condizionatore, ovvero assorbe l’umidità e la trasforma in acqua, e ne esistono di varie dimensioni.
Non dovrebbero esserci problemi a trovarlo in giro per la vendita al dettagli in quanto ne esistono svariati tipi sul mercato, adatti a tutte le necessità, basta cercarlo nel negozio specializzato più adatto, essendo un elettrodomestico lo si troverà nei negozi così come anche negli ipermercati.

Il deumidificatore è utile contro l’umidità casalinga (non quella di risalita), nei casi più comuni di vapore acqueo in bagno o in cucina, dovuto alla doccia e al cucinare, umidità derivante da bucato messo a asciugare sul termosifone, l’uso di troppa acqua quando si lavano i pavimenti.
Logica vuole che quando si verificano le condizioni suddette, ci si dovrebbe preoccupare come prima cosa di aerare gli ambienti, o nel caso di cucina e bagno, se disponibili, azionare le ventole. Questo avrebbe la stessa funzione del deumidificatore, magari con un consumo energetico minore.

Si da il caso che non è necessario lasciarlo agire per ore e ore di continuo, basta un esiguo numero di ore perché svolga le sue funzioni e possa assorbire adeguatamente l’acqua presente nell’aria.

Quando il deumidificatore non si rivela utile?

Dopo aver spiegato in quali casi in cui il deumidificatore sia utile, spieghiamo ora i casi in cui questo non è utile. Fondamentalmente se si hanno muri umidi in casa, questo elettrodomestico non può fare molto.
Se si abita in un edificio la cui umidità deriva dall’assorbimento di acqua dal suolo, oppure dalla porosità del materiale di costruzione e causa l’umidità di risalita, bisognerebbe prendere ben altri provvedimenti.
Tali fenomeni portano, a lungo andare, a dei danni che non sono certo riparabili con un deumidificatore, occorre un tecnico o un’impresa specializzata in sistemi antimuffa e anti umidità di risalita.

I muri quando sono umidi assorbono sia acqua dal suolo e pure i sali presenti in questa, e sono i sali il problema maggiore. Questi assieme all’acqua tendono a risalire verso le aree asciutte (da li il nome “umidità di risalita”).

Quando l’acqua si asciuga rimangono i sali che affliggono l’intonacatura, quando pure questi si asciugano avviene l’effetto denominato efflorescenza, dovuto al fatto che i sali acquisiscono una massa almeno trenta volte maggiore. I sali presenti nell’intonaco tenderanno ad assorbire altra acqua ed altri sali e l’umidità aumenterà. Con l’andare del tempo se questo fenomeno non viene fermato coi mezzi adeguati potrebbe avvenire uno sgretolamento progressivo delle murature sino ad arrivare al collasso delle stesse.

 

Cos’è il residuo fisso e come scegliere l’acqua ideale

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Il residuo fisso è un parametro utilizzato per determinare la quantità di minerale presente nell’acqua al momento dell’analisi microbiologica ed è espresso in milligrammi per litro. Questo indica la quantità di minerale perfettamente seccato che rimane dopo aver portato ad una determinata temperatura espressa in gradi celsius una quantità di acqua precedentemente filtrata da altri elementi non necessari a questo tipo di analisi.

Se l’acqua messa a disposizione nei normali distributori non ha un residuo fisso idoneo, questo minerale si accumula nei tessuti dell’organismo e successivamente nei reni in cui si depositano le scorie che i reni non riescono ad espellere, causando l’insorgenza di problemi quali calcoli renali e pressione alta.

I maggiori esperti di nefrologia, a questo proposito, consigliano sempre l’assunzione di un’acqua povera di sostanze saline e dunque con un residuo fisso basso, in modo da non sovraccaricare l’apparato urinario.

L’acqua in ufficio: la differenza sostanziale tra distributori di bottigliette e i dispenser d’acqua

Negli ultimi anni si sono diffuse in tutti i luoghi pubblici, dalle scuole agli uffici, i cosiddetti distributori automatici in cui si può comperare l’acqua. Ma in realtà quale acqua si consuma? A volte è possibile trovare acque distribuite da grandi marchi conosciuti, altre volte no, ma in ogni caso siamo in presenza del problema di avere a che fare con un prodotto che non sappiamo come sia stato conservato, racchiuso in una bottiglietta di plastica che rilascia sostanze nocive alla salute se esposta al sole. Alcune marche, poi, non sono idonee, a causa del tipo di acqua smerciata a certe categorie di persone che, per vari motivi legati a problemi di salute o di regime alimentare, hanno bisogno di un consumo di acqua con un residuo fisso non superiore ad una certa soglia.

Alternative ai distributori automatici

Proprio per il motivo di avere sempre a disposizione un’acqua sicura e con un costante residuo fisso non dannoso per la salute, si sta diffondendo l’uso di erogatori d’acqua collegati alla rete idrica, ordinabili sul sito acqua.culligan.it. Questi dispenser d’acqua sfruttano l’acqua potabile fornita dal comune ma che viene filtrata e igienizzata mediante sistemi studiati appositamente: tra questi compaiono il sistema Carbon Block, atto al filtraggio tramite carboni attivi dell’acqua comunale e il sistema FIREWALL, che distrugge i germi presenti naturalmente nell’acqua in modo da avere la garanzia di idratarsi senza alcun rischio per la salute.

Ma se non si vuole prendere in considerazione una soluzione del genere, si può ricorrere all’installazione di dispenser d’acqua che utilizzano i boccioni, contenenti acqua precedentemente affinata nelle sedi Culligan mediante tutti i processi di microfiltraggio, igienizzazione a livello generale, igienizzazione dei contenitori finali e conservazione ottimale dei boccioni, protetti da uno speciale microfilm e messi al riparo dal sole in modo che il contenitore non possa rilasciare sostanze dannose, per essere poi spediti in tutta italia ed essere inseriti negli appositi dispenser d’acqua sistemati all’interno degli uffici in modo che chiunque possa beneficiare di questo prodotto attentamente affinato.

Grazie alla ricerca tecnologica e alla qualità dei prodotti, sarà possibile avere acqua potabile sempre alla temperatura preferita e dal sapore ineguagliabile, con qualsiasi erogatore scegliate.

 

Come festeggiare il capodanno 2017 a Roma

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Quando si pensa al Capodanno di Roma, le prime cose che ci vengono in mente sono la baldoria,  i cenoni e i festeggiamenti di ogni genere. Non sarebbe Roma se non fosse in grado di offrire tante allettanti alternative per celebrare la mitica notte di San Silvestro. Cene classiche con brindisi e panettone, musica in piazza, feste in discoteca e spettacoli teatrali.
La Capitale non si dedica soltanto ai festeggiamenti notturni, perché durante la giornata, prima del cenone, si possono visitare i musei e le mostre che soltanto Roma può vantare, essendone prevista l’apertura anche durante le festività.
C’è sempre una costante che caratterizzerà anche il capodanno a Roma 2017, vale a dire la tradizione culinaria che, a prescindere dalla location che viene scelta, seppure con qualche variante, viene comunque sempre celebrata. Il famoso cenone di Capodanno, infatti, prevede diversi piatti della tipica cucina romana, sia di terra che di mare. Si comincia con il classico antipasto all’italiana, che spesso comprende anche gamberetti e sottaceti, e con gli immancabili fritti di baccalà, broccoli romani, fiori di zucca e via dicendo. I primi si alternano tra spaghetti con le vongole veraci, e vari tipi di pasta fatta in casa condita con il ragù, le tagliatelle sono normalmente le più gettonate. Si prosegue con pesce al forno, cotechino o cappone in salsa, costolette panate, accompagnate da un contorno di verdure di stagione, tra cui le mitiche puntarelle romane.

Dovrà pur esserci un motivo se milioni di turisti, stranieri e non, decidono di venire a festeggiare la notte di Capodanno a Roma! Forse perché è la città in cui, più che altrove, è davvero difficile non trovare una situazione che faccia al caso nostro. Non è soltanto la Capitale d’Italia ma è anche la Capitale del divertimento per antonomasia, che mai e poi mai perderebbe l’occasione di festeggiare in grande stile un evento importante come quello dell’ultima notte dell’anno.

Dolci tipici della cucina romana come il panpepato, il croccante, il pangiallo e i mostaccioli, nonché torroni di ogni gusto, panettoni, pandori e frutta secca, completano l’abbondante e appetitoso cenone del capodanno romano. Tutti quelli che non hanno il coraggio di sfidare la sorte, dopo il brindisi della mezzanotte, non mancheranno di consumare lenticchie e melograno, considerati anche simboli di abbondanza.
Che sia a casa, con la famiglia o in compagnia di amici, o in uno dei numerosissimi locali che a Roma organizzano il veglione di San Silvestro, l’importante è festeggiare. Capodanno Roma 2017, propone un’offerta musicale a 360°, che spazia dall’house commerciale al revival. Tante le discoteche che, oltre all’intrattenimento sulla pista da ballo, offrono anche il cenone, così come sono tanti i locali che organizzano serate di gala con cena servita o a buffet accompagnata da spettacoli di vario genere, dal cabaret al burlesque, musica dal vivo, piano bar ecc.
All’interno dell’affascinante e inimitabile cornice del centro storico di Roma, invece, è possibile assistere al mitico concerto di capodanno, dove turisti e romani festeggiano insieme e brindano all’anno nuovo.
Le strade del centro di Roma, costellate di tanti caratteristici localini, si animano e offrono lo sfondo per trascorrere un capodanno itinerante, tra cultura, storia e magia.

In collaborazione con: capodannoroma2017.it