A Milano torna Bookcity: tanti gli eventi dedicati al libro, con Marc Augé e Umberto Eco

A Milano torna Bookcity: tanti gli eventi dedicati al libro, con Marc Augé e Umberto Eco

in foto: Bookcity Milano 2017.

Giovedì 16 novembre torna uno degli appuntamenti dedicati alla letteratura più attesi dell’anno: sta per inaugurare infatti la sesta edizione di Bookcity Milano. Fino a domenica 19 novembre 2017 musei, teatri, scuole e università parteciperanno ad un ricchissimo calendario di iniziative che vedono come unico protagonista il libro in ogni sua forma. Dall’editoria alla scienza, passando per filosofia e arte, quest’anno molti sono gli appuntamenti e gli ospiti di rilievo che compongono un programma di tre giorni vissuti all’insegna della cultura in ogni angolo della città.

Gli appuntamenti: da Marc Augé a Umberto Eco

Tantissimi i temi che arricchiscono questa edizione: si parlerà di scienze naturali, matematica, di filosofia con incontri dedicati ad Hannah Arendt, Walter Benjamin e Simone de Beauvoir, viaggi, cucina, cinema, teatro e moltissimo altro.

Il 17 novembre a partire dalle 20:30 il Teatro Dal Verme ospiterà uno degli eventi centrali di questa edizione di Book City: un’intervista esclusiva al grande antropologo Marc Augé il quale, seguendo l’ispirazione del suo libro “Momenti di felicità” (Raffaello Cortina Editore), parlerà al pubblico di felicità come di una forma di resistenza all’inquietudine che pervade la contemporaneità.

Un’altra grande voce sarà quella di Daniel Pennac, ospite del Piccolo Teatro Strehler domenica 19  con un reading teatrale in francese e italiano de “Il caso Malaussène – Mi hanno mentito”. Tante saranno le iniziative dedicate alla letteratura, come quella che il 18 novembre parerà di Dostoevskij, Pirandello, Battiato e Sgalambro: letteratura che vive di musica e viceversa, in un rapporto di costante scambio e partecipazione reciproca.

Sempre venerdì 18 novembre si parlerà di Franzis Scott Fitzgerald, mentre sabato sarà la volta di Shakespeare: la lunga serie di appuntamenti dedicati ai grandi della letteratura non poteva che concludersi con un omaggio al grande Umberto Eco. Nella serata di domenica 19 novembre, a chiusura dei tre giorni, il Teatro Franco Parenti ospiterà una serata dedicata al padre della semiotica.

Fonte: A Milano torna Bookcity: tanti gli eventi dedicati al libro, con Marc Augé e Umberto Eco

Edvard  Jean Francois D’or 

Edvard  Jean Francois D’or 
Edvard  Jean Francois D’or 

Al di sopra del fiordo nero blu

e della città,

i miei amici camminavano,

ed io rimasi lì tremante d’ansia,

ebbi la sensazione di un urlo infinito

passante attraverso la natura

(Estratto del testo di Edvard Munch sul suo dipinto The Scream)


Edvard  Jean Francois D’or 

Partendo da una semplice forma geometrica, questi specchi conici consentono posizioni diverse per funzioni diverse. Grazie a questa forma, questo concetto di specchio integra gli interni in molti modi: l’oggetto si adatta alla parete ma può anche essere posizionato su un lato o appoggiato sulla sua base. A seconda della sua posizione, dà un modo insolito di guardare gli specchi e le sue riflessioni; prospettive versatili come visioni complementari dell’architettura. 

Edvard  Jean Francois D’or 

Messo al muro lo specchio è una specie di megafono la cui riflessione fa gridare il muro stesso. Da qui il nome Edvard, dall’artista norvegese Edvard Munch, l’uomo dietro il dipinto ‘The Scream’.  Edvard è disponibile in due dimensioni: versione grande D70cm e versione ridotta D30cm. La struttura portante è in alluminio ed è disponibile in due diverse misure, 70 e 30cm di diametro. I colori vanno dal blu fino al giallo, passando per i classici nero o bianco. Messa su un lato, la versione più grande di Edvard rimane stabilmente inclinata sul pavimento sfidando la legge di gravità.  A prima vista, lo sguardo dello spettatore è diretto verso il basso, sentendosi pronto a camminare a destra nello specchio, come risucchiato attraverso un imbuto in un paesaggio surreale.  Nonostante questa posizione insolita, le sue grandi proporzioni e angoli sono stati calcolati per offrire una riflessione funzionale, confortevole e completa. Disposto orizzontalmente sul pavimento, lo specchio diventa un occasionale tavolino. 

Edvard  Jean Francois D’or 

Il modello piccolo ha 3 posizioni dello specchio: inclinato su un lato di un tavolo, appoggiato orizzontalmente su una credenza o fissato ad un muro.

Edvard  Jean Francois D’or 

Edvard è uno specchio che può essere comodino ma anche tavolino, per cui trova una giusta collocazione sia nella camera da letto, in corridoio o nel salotto. Sembra opporsi alla forza di gravità attraverso i suoi differenti posizionamenti, in realtà fornisce un modo insolito di guardarci dentro.  Il segreto di Edvard è nel suo autore: prendere un oggetto di uso quotidiano e conferirgli un nuovo aspetto mantenendone l’utilizzo e la funzionalità, aggiungendovi un minimo di umorismo.

Edvard  Jean Francois D’or 

http://www.loudordesign.be/en/products/Edvard_mirror/

Fonte: Edvard  Jean Francois D’or 

Vuoi avere denti bianchissimi? Ecco i rimedi e i consigli da non perdere

Vuoi avere denti bianchissimi? Ecco i rimedi e i consigli da non perdere

Avere denti bianchi e un sorriso splendente è il sogno di tutti, spesso infatti ci ritroviamo con denti opachi, oppure con antiestetiche macchie grigie o gialle, che intaccano la brillantezza dei nostri denti. Avere una dentatura bianchissima è però spesso una caratteristica poco realistica, soprattutto se facciamo riferimento ai sorrisi accecanti che splendono in tv, che poco hanno di naturale. Sul colore dei denti gioca comunque un ruolo fondamentale il fattore genetico, anche se è possibile prevenire la formazione di macchie, e provare ad averli bianchi e dall’aspetto sano, utilizzando dei rimedi naturali o ricorrendo allo sbiancamento dal dentista, oltre a seguire dei semplici consigli come: evitare sostanze, bevande o alimenti che contribuiscono a scolorire i denti, facendoli apparire opachi.

Da cosa dipende il colore dei denti?

A determinare il colore dei denti è in primis la componente genetica: la dentina contiene diverse sfumature, che possono essere giallognole, grigiastre o anche rossiccie e che emergono in modo più o meno intenso dallo smalto che la copre. Per questo il bianco puro dei denti è per la maggior parte delle persone solo un’illusione, inoltre lo smalto ha la caratterisitica di essere poroso: assorbe quindi sostanze e particelle che possono alterarne il colore. Tra queste troviamo il fumo delle sigarette, la clorexidina contenutra in alcuni colluttori, pigmenti alimentari contenuti in caffè, tè, liquirizia, vino rosso ecc…, oltre a naturale invecchiamento dei denti che li rende più opachi. A favorire poi il colorito giallognolo dei denti c’è la placca che in poco tempo si trasforma in tartaro rendendo il nostro sorriso sempre meno splendente.

Come pulire i denti nel modo giusto.

Per limitare l’accumulo di placca è necessario innanzitutto pulire i denti in modo corretto partendo dalla scelta dello spazzolino: è importante che abbia le setole sintetiche, dotate di punte arrotondate che non graffiano denti e gengive, e utilizzarlo con movimenti verticali dal basso verso l’alto, e non strofinando in orizzontale. Per eliminare i residui di cibo che si insinuano nei denti è importante poi l’uso dell’idropulsore, strumento da utilizzare dopo aver lavato i denti e che, con la pressione del suo getto d’acqua, rimuove ogni più piccolo residuo: se ne consiglia l’uso al posto del classico filo interdentale che spesso non fa altro che spostare le rimanenze di cibo da un punto all’altro, non garantendo una pulizia sempre corretta.

Rimedi naturali e dentifrici sbiancanti da utilizzare con cautela.

In caso di macchie superficiali possiamo ottenere buoni risultati anche senza ricorrere al dentista, con rimedi fai da te e dentifrici sbiancanti, utilizzandoli però con cautela. È infatti possibile avere denti bianchi con rimedi naturali efficaci utilizzando erbe o sostanze dall’azione leggermente abrasiva che rimuovono le macchie in superficie: tra queste troviamo il bicarbonato che può essere abbinato al limone, al sale o all’acqua ossigenata, oppure ricorrere a rimedi come l’olio d’oliva, curcuma e olio di cocco, le fragole, la buccia di banana, la salvia, da strofinare fresca sui denti, ma anche il ramoscello dell’albero di araak, radice che si trova in erboristeria e che contiene fluoro, in grado di igienizzare i denti eliminando le macchie. Si tratta comunque di rimedi da utilizzare ad intervalli, così da conservare al meglio lo strato di smalto senza rovinare i denti.

In alternativa è possibile utilizzare gel e dentifrici sbiancanti, striscette autoadesive ecc…, da adoperare però sempre dopo aver consultato il dentista. È importante ricordare infatti che questi prodotti contengono agenti abrasivi e chimici che a lungo andare potrebbero rovinare lo smalto dei denti oppure irritare le gengive: per questo è consigliabile utilizzarli solo per brevi periodi. Sono inoltre sconsigliati a chi ha i denti sensibili, alle donne in gravidanza e ai ragazzi con meno di 14 anni.

Sbiancamento professionale per un risultato più duraturo.

Quando i depositi di tartaro minano il bianco dei nostri denti diventa necessario l’intervento del dentista: in questi casi, infatti, solo la detartasi può aiutarci a rimuoverlo in modo efficace. Una volta effettuata questa operazione è poi possibile eseguire lo sbiancamento professionale eseguito in odontoiatria cosmetica: le tecniche per eseguire il trattamento sbiancante, detto anche bleaching, sono diverse anche se in quasi tutti i casi viene utilizzata una sostanza sbiancante ad alta percentuale di principio attivo. Prima dell’applicazione viene eseguita una protezione gengivale, la sostanza viene poi applicata sui denti ed esposta alla luce di lampade speciali che scatenano una serie di reazioni chimiche grazie alle quali si otterranno denti bianchi: le sedute possono durare fino a 60 minuti con costi indicativi che possono arrivare fino a 700 euro. Il trattamento non ha particolari controndicazioni: nel giorno del trattamento e in quello successivo di potrà avvertire una particolare sensibilità ai denti che però è solo passeggera.

Come prevenire le macchie e mantenere i denti bianchi.

Per prevenire le macchie e mantenere i denti bianchi ci sono una serie di accorgimenti da seguire, soprattutto dopo aver fatto lo sbiancamento: seguendo dei semplici consigli, infatti, è possibile mantenere i risultati per circa un anno. Tra gli alimenti che possono macchiare o scolorire i denti troviamo spinaci, barbabietola, more, mirtillli, liquirizia, caffè, tè, bibite scure, succhi di frutta, vino rosso, succo di mirtillo, succo d’uva, alimenti che lasciano macchie sui denti che diventano più evidenti con il passare del tempo. Dopo aver consumato questi cibi e bevande, quindi, il consiglio è di sciacquare subito la bocca.

Altro fattore che contribuisce a rendere i denti scuri e opachi è il fumo di sigaretta: il tabacco infatti contribuisce alla formazione di macchie marroni che spesso sono difficili da mandare via solo con dentrificio e spazzolino: più si fuma e più le macchie sui denti diventano difficili da eliminare.

Fonte: Vuoi avere denti bianchissimi? Ecco i rimedi e i consigli da non perdere

Se abitiamo tra le macerie delle promesse non mantenute: il nuovo libro di Zerocalcare

Se abitiamo tra le macerie delle promesse non mantenute: il nuovo libro di Zerocalcare

Esce oggi in libreria Macerie Prime (edizioni BaoPublishing), l’ultima fatica di Zerocalcare, primo volume di un racconto in due parti. Una storia e un fumetto di passaggio dove l’autore, diventato in una manciata di anni uno dei protagonisti dei comics in italiano, fa i conti con il tempo che passa e (anche) con il successo.

Dopo Kobane Calling, reportage a fumetti dal fronte del Kurdistan siriano che ha portato Zerocalcare al successo anche in altri paesi europei (l’ambito mercato francese prima di tutto), ritorna a quello che gli ha portato così popolarità: il racconto quotidiano, minuto, usando come medium i personaggi del nostro immaginario collettivo, dai film ai cartoni animati. Storie sempre sospese tra la periferia romana di Rebibbia, con uno sguardo sul mondo e il paese.

Dopo aver dimostrato di sapersi misurare con generi diversi, come il romanzo a fumetti con Dimentica il Mio Nome, e il reportage con Kobane Calling, senza mai perdere le caratteristiche che lo hanno fatto amare al suo pubblico, Zerocalcare torna così alla formula del racconto che lo ha fatto conoscere al pubblico che lo segue storia dopo storia, libro dopo libro.

Zerocalcare ha sempre rifiutato l’etichetta di autore ‘generazionale’, anche se i più vecchiotti forse avranno fatto fatica a riconoscere Sirio il Dragone dei Cavalieri dello Zodiaco o qualche supereroe 2.0. Ma senza dubbio ha raccontato le insicurezze, le ambizioni, le difficoltà dei propri coetanei.

Ma anche Zerocalcare è cresciuto, e quelle storie pubblicate sul blog che gli hanno regalato un vasto seguito e i personaggi che li popolano con lui. E Maceria Prime è l’upload delle vite che ha raccontato in questi anni. E le macerie del titolo sono lo scenario che abitano quei giovani non più tanto giovani, tra ambizioni tradite, la difficoltà di riconoscersi uno nei problemi degli altri, vivendo in solitudine sfighe, successi, possibilità. Le macerie di un naufragio dove non sempre si trova un salvagente o un’ancora a cui aggrapparsi. Zerocalcare affronta di petto la promessa fatta ad ognuno di essere una start-up di successo, ma alla fine il curicculum si allunga e il debito di speranze e di parole tradite si accumula. E lo fa dalla scomoda situazione (in questo caso) di essere uno “che ce l’ha fatta”, senza arrogarsi il diritto di ergersi a rappresentante di chicchessia.

Katja, Deprecabile, Secco, Cinghiale, Giuliacometti, Sara e Zerocalcare. Le strade si incrociano e si allontanano e le risate si fanno agrodolci e ogni tanto sale anche il magone. E ci si barrica ognuno nella propria storia, pensandola unica, costruendo mura e steccati. Lo stesso Zerocalcare, con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, si mette a nudo davanti al lettore, racconta i suoi di problemi, misurandoli con quelli degli altri. Come non tradire la propria comunità e la propria tribù d’appartenenza? Come ci si misura con i propri valori confrontandosi con l’assedio dei media, dei lettori e delle richieste di ogni genere di persone vicine e lontane? Non è facile, e alla fine di questa prima parte della storia Zerocalcare si perde, e con lui anche la sua coscienza-Armadillo che abbiamo imparato ad ascoltare con lui.

Cumuli di macerie, cumuli di roba e di spade, per dividere le linee tra noi, cumuli di brutte storie, cumuli di cazzi tuoi come cantavano gli 883 e Max Pezzali.

Fonte: Se abitiamo tra le macerie delle promesse non mantenute: il nuovo libro di Zerocalcare

Arredamento e casa : il divano letto salvaspazio

Arredamento e casa : il divano letto salvaspazio

Ottimizzare lo spazio quando la casa è piccola è fondamentale. Oggi giorno, soprattutto per i giovani, è un miracolo trovare lavoro, quindi dato che gli stipendi sono bassi, riuscire a pagare un mutuo o un affitto per un monolocale è già molto. Per evitare quindi di essere chiamati bamboccioni dai nostri politici supermiliardari, ci si accontenta della casa piccola. Ecco perché ci sono molteplici soluzioni per arredare la propria “tiny house” in maniera confortevole ed elegante. Sono tanti gli arredi che permettono di creare un proprio design, che sia vintage, moderno e altro ancora, anche per le piccole case. Ne sono un esempio i divani letto salvaspazio. Questi particolari letti permettono di avere sia un comodo divano per il giorno, sia uno, due o addirittura tre letti durante la notte. Tutto dipende da quello che state cercando. Ci sono soluzioni per tutti i gusti. Divani letti a castello, quelli con il cassettone, quelli che rilasciano un letto matrimoniale, quelli che sfruttano la penisola non solo come contenitore ma anche come letto e così via. L’estetica del divano rimane quella dei normai sofà che non hanno la funzione di letto. Si potrà tranquillamente guardare la televisione, leggere un bel libro o rilassarsi davanti ad una tazza di caffè fumante su di un comodo e morbido divano. Molti pensano che essendo per lo più utilizzati come letto, questi divani sono scomodi quando sono chiusi. Questa descrizione era pertinente con i primissimi divani letto, adesso le cose sono molto cambiate. Addirittura si potrà avere divani letto con schienali adibiti alla perfetta postura della schiena con i poggia testa per la cervicale. Insomma provare per credere. Le dimensioni disponibili sono molteplici, proprio per soddisfare ogni tipo di abitazione. Ma quanto costano questi divano letto secondo voi? Meno di quello che possiate pensare. Ci sono numerosi siti che hanno divani letto in offerta. Basterà tenere d’occhio i siti specializzati proprio nella vendita di questi oggetti. Per non parlare dei vari centri commerciali o negozi stessi di divani che molto spesso promuovono articoli con forti sconti. È proprio di questi giorni una simpatica pubblicità televisiva che promuove proprio divani al 50% di sconto. Li consocerete tutti in quanto il nome fa rima con “…artigiani della qualità”.  Sono molti i siti che offrono coupon con interessanti offerte, qualora i divani indicati siano di vostro gusto.

Cosa aspettate a pensare davvero al vostro arredamento di casa come si deve!?

Lo stadio Landieri resta chiuso

Lo stadio Landieri resta chiuso

Stadio Antonio LandieriLa burocrazia italiana colpisce ancora. L’8 novembre 2017 c’è stato il taglio del nastrino dello stadio Antonio Landieri a Scampia, intitolato al 25enne ucciso per errore dalla camorra il 6 novembre 2004. I lavori di sistemazione del campo di gioco, 110 metri per 60, sono iniziati in maggio.

Il campo in erba sintetica è stato realizzato grazie al riciclo di 77 tonnellate di gomma. Lo stadio ha una capienza di circa 3 mila posti. All’inaugurazione hanno partecipato il sindaco Luigi de Magistris, l’assessore ai giovani Alessandra Clemente e il coordinamento campano familiari vittime innocenti di criminalità. Qualcuno potrebbe pensare che lo stadio sia già aperto per permettere ai calciatori di allenarsi. Vi sbagliate. In Italia, purtroppo, il taglio del nastrino(foto) non significa struttura in funzione. Dopo la “sfilata” dei politici, infatti, lo stadio Il sindaco Luigi De MagistrisAntonio Landieri è tutto chiuso per colpa della burocrazia. Non è ancora arrivato il documento di fine lavori e senza di esso la struttura non può aprire. Altro problema è la mancanza della Segnalazione Certificata di Inizio Attività(S.C.I.A.), un documento che serve per dare l’agibilità degli spalti. Senza di esso, il pubblico non può entrare per vedere le gare. Ma non finisce qui. L’illuminazione dello stadio è garantita solo da 12 fari su 24 e non è stata ancora effettuata la ristrutturazione di alcuni bagni. A parte il primo problema, di competenza dell’azienda che ha fatto i lavori, il resto è tutta responsabilità imputabile alle istituzioni. Quando si muoveranno il Comune di Napoli e l’VIII Municipalità? La burocrazia è il vero cancro di questo Paese.

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Fonte: Lo stadio Landieri resta chiuso

Al San Carlo va in scena l’opera cinese in memoria della professoressa scomparsa

Al San Carlo va in scena l’opera cinese in memoria della professoressa scomparsa

In memoria di Annamaria Palermo, la 74enne a lungo docente di Lingua e letteratura cinese dell’Istituto Orientale di Napoli, scomparsa lo scorso luglio e figura nota negli ambienti culturali partenopei, che ha formato diverse generazioni di studenti e che per una vita è stata pioniera di quell’intimo rapporto tra il Sud Italia e la Cina. Così sabato 11 novembre, alle ore 20, per l’apertura dell’ottava edizione di “Autunno Danza 2017”, il Teatro di San Carlo ospiterà per la prima volta dalla Cina la Compagnia dell’Opera Kun, custode di quest’antica forma di teatro che porta con successo sui palcoscenici di tutto il mondo.

Gli attori della compagnia, di diversa generazione e con solide basi nel genere Kunqu, si esibiranno nel “Padiglione delle Peonie”, titolo che assembla una selezione di brani estratti da quatto opere diverse: “Il Poema rubato” da “Il fermaglio di giada”, “Scrivere poesie” da “Una pozione per curare la gelosia”, “Stivali in prestito”, “Camminando in giardino” e “Il Sogno” dalla più celebre creazione di questo genere teatrale, appunto “Il Padiglione delle peonie”, il cui autore Tang Xianzu è contemporaneo di Shakespeare.

Il teatro Kunqu, o anche detto Opera Kun, nasce nella seconda metà del quattordicesimo secolo a Kunshan, da cui prende il nome, nel sud del paese asiatico, presso Suzhou. Con una storia di oltre 450 anni, è una delle forme più antiche di opera tradizionale. Si connota per il forte lirismo, per le melodie piacevoli e toccanti, per i movimenti delicati e per un mix equilibrato di arie e balletti che ne fanno uno spettacolo armonioso. Molte forme di opera cinese si sono sviluppate dall’Opera Kun, detta perciò la “madre di tutte le opere”. Gli strumenti musicali sono il flauto di bambù, l’organo a fiato di bambù, il liuto a tre corde e il pipa (liuto cinese). Nel 2001 il Kunqu è stato riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Fonte: Al San Carlo va in scena l’opera cinese in memoria della professoressa scomparsa

Scoperto il sigillo del guerriero nell’antica Grecia: potrebbe essere del leggendario Achille

Scoperto il sigillo del guerriero nell’antica Grecia: potrebbe essere del leggendario Achille

Il sigillo del Guerriero del Grifone, morto intorno al 1450 a.C, è stato ritrovato tra migliaia di altri reperti e potrebbe portare con sé notizie fondamentali per la comprensione della storia dell’arte nell’antica Grecia, portando alla riscrittura di molti libri di storia. Ciò perché la qualità, la precisione e la nitidezza dei dettagli realizzati in miniatura cambierebbe la prospettiva sulla tecnologia e sulle capacità degli antichi greci di realizzare manufatti in miniatura così perfetti. Andiamo con ordine.

Tutto inizia due anni fa. Durante i lavori dell’università di Cincinnati sui reperti della tomba del Guerriero del Grifone a Pylos, in Grecia, gli archeologi avevano recuperato una grande quantità di reperti fatta di monili, pietre di ametista, collane, gioielli e altre opere d’arte risalenti a più di 3500 anni fa. Fra questi c’era anche quella che poteva sembrare un sasso, grande meno di 4 centimetri e ricoperta da strati di terra e polvere. Dopo un bel po’ di tempo, è stata messa da parte, in attesa di essere esaminata.

Gli archeologi Jack Davis e Sharon Stocker hanno ripulito quel reperto scoprendo un vero e proprio tesoro, un’opera d’arte in miniatura che sembra evocare i poemi omerici come l’Iliade o l’Odissea. Si tratta di un oggetto da polso inciso in maniera straordinaria e raffigurante alcune scene di battaglia, in particolare tre guerrieri. Secondo alcune ipotesi potrebbe ritrarre Achille, il leggendario eroe acheo dell’Iliade che uccise Ettore e fu sconfitto soltanto a causa del suo tallone.

Con una lente di ingrandimento l’opera mostra dettagli perfetti e nascosti, come la raffigurazione del sigillo stesso su un polso di uno dei guerrieri disegnati. Proprio la precisione di queste micro incisioni lascia spazio a due interrogativi. Finora non sono infatti state ritrovate lenti di ingrandimento e ci si chiede come facessero a realizzare opere in miniatura con tale accuratezza. I ricercatori si interrogano su chi sia l’autore e dove sia stato realizzato. Probabilmente, per la qualità della lavorazione, il sigillo è stato inciso proprio a Creta dove all’epoca risiedevano i migliori artisti, intorno al 1450 a.C ci fu un lungo periodo di transizione dell’eredità minoica da Creta al Peloponneso ed è probabile che l’oggetto fosse esibito dal guerriero come “status symbol” del potere.

Fonte: Scoperto il sigillo del guerriero nell’antica Grecia: potrebbe essere del leggendario Achille

Linea 1: Arriva la firma per nuovi treni

Linea 1: Arriva la firma per nuovi treni

Linea 1La Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles(Caf) ha firmato il contratto con il Comune di Napoli per la realizzazione di 10 nuovi treni per la Linea 1 della metropolitana. La spesa complessiva sarà di 192 milioni suddivisi fra fondi Por, Patto per Napoli e mutui. Per questo acquisto è stata scelta la formula dell’Accordo quadro che garantirà, reperendo ulteriori finanziamenti, anche di ampliare la fornitura di altri 10 treni.

Le nuove vetture saranno dotate di impianto di condizionamento e sistemi per la riduzione del rumore, e trasporteranno contemporaneamente fino a quattro carrozzelle per diversamente abili e circa 1.200 persone, di cui 130 sedute. La consegna del primo treno è prevista entro 18 mesi dalla firma del contratto. I successivi saranno consegnati, a seguire, uno ogni 30 giorni. Questo significa che vedremo il primo treno nuovo in esercizio entro maggio 2019. Con l’arrivo dei nuovi treni la frequenza delle corse dovrebbe scendere a 4-5 minuti. Tutto bene? Mica tanto. Nella Napoli città rifugio del sindaco Luigi De Magistris è di moda la metropolitana sospesa. Anche oggi(9 novembre), infatti, la Linea 1 è stata sospesa su tutta la tratta per quasi un’ora. Non è una novità. I disagi per i “poveri” pendolari si verificano ogni giorno da diversi mesi. Nelle ore di punta i passeggeri sono appiccicati come sardine nei vagoni. La verità è che 18 mesi di attesa sono troppi. Il motivo? Per maggio 2019 la Linea 1 potrebbe essere chiusa per la mancanza di pezzi di ricambi per gli attuali treni. La consegna dell’ultimo treno della Linea 1 risale a 12 anni fa, si tratta di elettromotrici progettate e costruite a partire dall’inizio degli anni ’90. Il sindaco Luigi De Magistris doveva fare il bando per l’acquisto dei treni il primo giorno che si è seduto sulla poltrona di Palazzo San Giacomo, non nell’ultimo anno del suo primo mandato.

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Fonte: Linea 1: Arriva la firma per nuovi treni

Il nullafacente a Bologna

Il nullafacente a Bologna

“Il nullafacente”,  testo teatrale di Michele Santeramo con la regia di Roberto Bacci, prodotto da Fondazione Teatro della Toscana, sarà in scena all’Arena del Sole di Bologna dal 14 al 19 novembre.

Il testo è sostanzialmente una riflessione sul tempo, incastonata in un intreccio di situazioni comuni e minimali che si susseguono nella trama tratteggiata da Santeramo e che vedono sul palco una coppia non più giovane, il fratello di lei, un medico e il proprietario dell’appartamento in cui vive la coppia, in un’ordinarietà plasmata da acquisti al mercato, compleanni, bollette da pagare. A conferire eccezionalità alla vicenda subentra un tema delicato, quello della malattia terminale, e di più ancora le implicazioni che questo genera, ovvero il modo in cui il protagonista affronta  l’imminente e inevitabile morte della moglie: con una totale e radicale inazione, scelta come unica risposta sensata alla irrimediabile caducità della vita e la conseguente futilità di ogni azione umana.

Oltre che autore Michele Santeramo, Premio Hystrio per la drammaturgia nel 2014, è anche interprete della pièce, incarnazione scenica dell’uomo nullafacente, emblema della negazione di regole e comportamenti stabiliti, economici e sociali ma soprattutto psicologici. Flemmatico ma risoluto, come fosse calato in una sorta di dimensione zen, questo personaggio/maschera decide di andare controcorrente rispetto a tutto ciò che del mondo ci condiziona, a cominciare dal tempo, motore della nostra epoca che ci richiede una perenne efficienza, che crea dipendenze, che ci distoglie dal pensare alle cose davvero importanti, le uniche che contano davvero. La sua inazione risulta quindi non tanto un’improbabile resistenza alle follie del vivere contemporaneo, in primis il consumo sfrenato, quanto piuttosto l’unica possibile reazione di fronte allo scandalo della morte (e all’orrore delle cronologie con cui codifichiamo il reale).

La regia di Bacci, che cura anche lo spazio scenico, si mette al servizio della parola e della densità concettuale del testo e costruisce, tra pochi oggetti di scena, una sapiente geometria di movimenti, in equilibrio tra lo scavo nel quotidiano dell’esistenza e nelle sue questioni ultime e il sorriso strappato allo spettatore, il tono improntato alla leggerezza. Sul palcoscenico oltre a Santeramo troviamo Silvia Pasello, nei panni della moglie malata, e altri tre attori: Francesco Puleo nei panni del cognato del nullafacente, Michele Cipriani in quelli del padrone di casa e Tazio Torrini nel ruolo del medico. Anche loro maschere, paradigmi, simulacri di necessità trascurabili, tre intrusi che irrompono nella casa della strana coppia ciascuno con le proprie ossessioni e il proprio punto di vista, divisi dai diversi comportamenti ma uniti dalla stessa comune morale (che la coppia invece rifiuta).

Le musiche, avvolgenti e incalzanti, sono di Ares Tavolazzi. Altrettanto importanti sono le luci, curate da Valeria Foti e Stefano Franzoni, che aiutano a definire il contrasto tra il fuori (nel quale domina la menzogna relazionale e il sapere emotivamente anestetizzato e vi si muovono, sparlano e agiscono il Fratello, il Medico e il Proprietario) e il dentro abitato dal Nullafacente e da sua moglie “al limite estremo della consapevolezza di esistere” (per dirla con Roberto Bacci), insieme “fino all’ultima porta da attraversare, mano nella mano”, profondamente consapevoli.

Informazioni:

www.emiliaromagnateatro.com

Fonte: Il nullafacente a Bologna